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Un po' di noi..

  • Roberta Leverone

    La passione per la danza inizia a 6 anni, quando comincio a frequentare i primi corsi di danza classica e a muovere i primi passi di ballo liscio e standard, seguendo le orme dei nonni e di mamma e papà.

    Crescendo l’attenzione si sposta verso la danza jazz, non abbandonando mai la passione per il ballo da sala.

  • Ugo Vittorio Leverone – Silva Ore

    Silva e Ugo diventano maestri di Ballo nel 1990 mettendo a disposizione la propria esperienza prevalentemente nel ballo sociale.

  • Nel 1997 decidono di istituire il ‘Club Roberta Danze’ con l’intenzione di approfondire la propria esperienza affiancando al Ballo Sociale anche la preparazione di coppie per la classe agonistica e nel corso degli anni riescono a raggiungere questo obiettivo.

Ultime Notizie

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Danzare fa bene allo spirito e alla salute, anche in terza età. Lo dimostrano due studi condotti dai ricercatori della Washington University e dell'Albert Einstein College of Medicine di New York che sono giunti alle stesse conclusioni: ballare è un vero toccasana per le persone anziane.

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Lo stretto rapporto tra corretta alimentazione e prestazione sportiva è ormai nozione acquisita da tecnici e atleti in molte discipline.

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Foto Ó grazia mazzarello

 

www.graziamazzarello.com

Benefici del ballo in terza eta'

Danzare fa bene allo spirito e alla salute, anche in terza età. Lo dimostrano due studi condotti dai ricercatori della Washington University e dell'Albert Einstein College of Medicine di New York che sono giunti alle stesse conclusioni: ballare è un vero toccasana per le persone anziane.

Lungo l’elenco dei benefici del ballo: migliora il controllo muscolare, favorisce l’elasticità delle articolazioni e può addirittura ritardare il manifestarsi di sintomi del morbo di Alzheimer o di Parkinson.

I ricercatori nordamericani sono partiti dall’assunto, dimostrato da precedenti studi, che danzare faccia certamente bene alla salute fisica: rafforza le ossa e i muscoli, aumenta la salute cardiovascolare e polmonare, dona una maggiore elasticità nei movimenti. Ma questa pratica ha un effetto positivo anche sul cervello? I ricercatori hanno risposto all’unisono.

Gli scienziati di Washington hanno arruolato 38 pazienti anziani con il morbo di Parkinson e li hanno divisi in due gruppi: il primo ha fatto 20 lezioni di tango argentino della durata di un’ora, il secondo ha fatto altrettante sedute di stretching ed esercizi mirati.

Al termine del follow-up, i risultati hanno mostrato che tutti i pazienti manifestavano un miglioramento nella Unified Parkinson's Disease Rating Scale Motor, un punteggio che valuta l’andamento della malattia in relazione al movimento, ma solo gli anziani che si erano cimentati nel tango mostravano anche un netto miglioramento nel punteggio ottenuto al test Berg Scale, quello che valuta lo stato dell’equilibrio statico e dinamico, e al test Timed Up and Go, che analizza la capacità di eseguire movimenti complessi, come girare attorno ad una sedia, sedersi, alzarsi.

Gammon Earhart, autore dello studio, ha spiegato sulle pagine del Journal of Neurologic che il tango aiuta ad allenare alcune abilità psicomotorie, come l’equilibrio dinamico: dover seguire il partner e le brusche alternanze dei movimenti è un ottimo esercizio per mente e corpo!

Alla medesima conclusione giunse, qualche anno fa, anche un gruppo di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York che prese in esame persone anziane, affette da morbo di Alzheimer, che vennero seguite per ben 21 anni. L’obiettivo dei ricercatori  era di studiare quali esercizi o attività sportive potessero contrastare lo sviluppo della demenza.

Risultato: quasi nessuna delle attività fisiche prese in esame (come andare in bicicletta, nuotare o giocare a golf) sortivano un qualche effetto positivo, tranne il foxtrot. Questo ballo di coppia sembra ridurre del 35% il rischio di demenza e, se si balla tre volte alla settimana, la riduzione del rischio può arrivare addirittura al 76%.

Anche in questo caso il merito sarebbe del tipo di movimento: passi lenti alternati a passi veloci in un ritmo particolarmente scadenzato. Secondo gli esperti, mantenendo elastico e attivo il cervello si può aumentare o mantenere costante il numero di connessioni tra i neuroni e quindi conservare una certa ricchezza cognitiva, a dispetto dell’età e delle demenze.